Stipendi stellari: quanto guadagnano davvero i banchieri europei?
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Tra salvataggi miliardari, bonus dorati e profitti record, i signori della finanza continuano a incassare. E mentre loro festeggiano, chi paga (sempre) siamo noi.

Stipendi stellari: quanto guadagnano davvero i banchieri europei? Ci raccontano che bisogna stringere la cinghia. Che i bilanci vanno in ordine. Che i tassi alti servono per “combattere l’inflazione”. E intanto? I banchieri incassano come mai prima. I manager dell’alta finanza, quelli che decidono se una banca fallisce o se viene salvata coi soldi pubblici, navigano nell’oro. Letteralmente.

Gli stipendi stellari

Secondo l’ultima classifica pubblicata da Bloomberg, nel 2024 a sedersi sul trono dei super-pagati è Sergio Ermotti, amministratore delegato di UBS. Ricordate? È quello che nel 2023 ha “salvato” Credit Suisse. Quanto ha guadagnato? 15,4 milioni di euro. Dicono che poteva prendere anche di più, ma ha fatto “il bravo” perché in Svizzera c’è tensione sulla questione stipendi. Applausi.

Al secondo posto c’è Andrea Orcel, Ceo di Unicredit: 13,2 milioni di euro per lui, con un aumento del 32% in un solo anno. E il bello deve ancora venire: se centra gli obiettivi nel 2025, salirà a 16,4 milioni. Bonus per lui e per altri 858 dirigenti, che si spartiscono aumenti a doppia cifra.

Nel frattempo, c’è gente che non riesce a pagare il mutuo. Che rinuncia alle vacanze. Che salta la cena fuori, anche se è sabato sera. Ma loro – i banchieri – no: loro festeggiano.

Chi completa il podio? Christian Sewing, numero uno di Deutsche Bank, con 9,8 milioni di euro. Poi Hector Grisi di Santander (8,3 milioni), e Carlo Messina di Intesa Sanpaolo che si “accontenta” di 7,3 milioni.
Scendendo ancora, troviamo:

  • Onur Genc (BBVA): 7,3 milioni
  • Slawomir Krupa (SocGen): 5 milioni
  • Jean-Laurent Bonnafé (BNP Paribas): 4,2 milioni
  • Steven van Rijswijk (ING): 2,7 milioni
  • Philippe Brassac (Crédit Agricole): 2,6 milioni

Tassi alti per i poveri, bonus alti per i ricchi

Il 2023 è stato un anno magico per le banche europee. I tassi alti hanno gonfiato i margini, i bilanci sono esplosi e i titoli sono andati su come razzi. Ma quei guadagni, alla fine, da dove arrivano? Dai clienti. Dai mutui più cari. Dai prestiti con interessi da usura legalizzata. Dai conti correnti che si prosciugano mentre le commissioni aumentano.

La narrativa del “mercato che premia il merito” non regge più. Questi stipendi sono figli di un sistema drogato, dove il rischio è collettivo ma il profitto è privatissimo. I manager non pagano mai. Al massimo, se sbagliano, cambiano poltrona. Ma sempre ben pagati, sempre ben protetti.

E allora chi controlla i controllori? Chi dice basta a questa giostra?


Conclusione:

Noi continueremo a raccontarlo, finché sarà necessario.
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