Sanitopoli d'Abruzzo: la strana vicenda del sequestro del "Tesoro" di Vincenzo Angelini
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La “Sanitopoli” abruzzese a volte batte un colpo e torna a far parlare di sé. Sulla grande inchiesta è calato il silenzio generale perché i “danni” politici sono stati fatti, la gente “perseguitata” e, quindi, giornali e politica hanno perso interesse alla faccenda.

Ma qualcosa d’interessante di cui parlare, però, c’è. E, anzi, è un qualcosa che potrebbe terremotare qualche comando dei carabinieri e di finanza e, addirittura, far crollare qualche tribunale che all’epoca parlava di “montagna di prove”.

Intanto il tempo presente ci racconta che un paio di procuratori che condussero l’inchiesta sulla Sanitopoli abruzzese hanno fatto carriera. Giuseppe Bellelli è diventato capo della Procura di Pescara. Il Plenum del Csm lo ha nominato con 14 voti contro gli 8 dell’altro candidato, Giampiero Di Florio. E il collega di battaglia, Giampiero Di Florio appunto, è diventato capo della Procura di Vasto già da tempo. Ma a Di Florio Vasto gli sta stretta e pare stia scalpitando per atterrare alla Procura di Chieti. La corsa per la poltrona nel capoluogo teatino si è aperta dopo la nomina di Francesco Testa alla procura europea di Roma. E la decisione del Consiglio superiore della magistratura (Csm) di chi collocare al vertice della Procura teatina arriverà entro fine anno.

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I due magistrati facevano entrambi parte del pool della procura pescarese guidata da Nicola Trifuoggi. Nel 2008 conclusero l’indagine a carico di Ottaviano Del Turco per la Sanitopoli abruzzese. Già, Trifuoggi, il magistrato che tentò la carriera politica che però gli andò male. E di lui, oggi, si sono perse le tracce.

A dicembre 2018 la Cassazione ha confermato la pena decisa nel dicembre 2017 dalla Corte d’Appello di Perugia nell’appello-bis della Sanitopoli per Ottaviano Del Turco. Con l’ex governatore dell’Abruzzo è stato condannato in via definitiva anche Camillo Cesarone, a 3 anni e 9 mesi, ex capogruppo della Margherita in Regione. In sostanza dell’iniziale insieme di accuse sono state confermate quelle di induzione indebita per fatti avvenuti tra il 2006 e il 2007. Smontate, in sostanza, la “Montagna di prove” di cui Trifuoggi parlava in conferenza stampa e che aveva portato a una prima sentenza di oltre 9 anni.

La vicenda di Vincenzo Angelini

Intanto arrivano notizie anche dal fronte teatino. Accade, ad esempio, che il tribunale di Chieti annulli la decisione della Procura di Chieti di confiscare l’assai presunto “tesoro” di Vincenzo Angelini, valutato 32 milioni di euro. Un fatto che – come spiega il giornalista Gino Di Tizio che da tempo segue la storia – “accende un faro su tutta la vicenda del fallimento di Villa Pini ed anche sul pesante coinvolgimento dell’allora titolare, ancora oggi sottoposto al carcere domiciliare”.

Stranezze su cui stanno lavorando gli avvocati Ugo Della Monica e Guido Guerra.

Basta andare a consultare la relazione semestrale depositata presso il tribunale fallimentare di Chieti il 31 dicembre del 2020 per scoprire che il curatore fallimentare a quella data ha materialmente incassato 183.728.523,38 milioni derivanti da crediti per prestazioni 2005-2007, e che ha cause in corso per il recupero di ulteriori 63.420.408,10 milioni. Cifre che aprono a più di un dubbio sulla gestione della Sanitopoli.

La domanda a cui si dovrà rispondere, anche alla luce e in conseguenza della condanna definitiva dell’allora presidente della Regione Ottaviano Del Turco per “induzione indebita”, è se la clinica Villa Pini sarebbe fallita avendo ricevuto le somme a cui aveva diritto per le prestazione effettuate. “Non è questione da poco – spiega Di tizio – , perché può riportare sotto nuova luce tutta la vicenda che ha travolto il dottor Vincenzo Angelini, fugando finalmente il sospetto, avvalorato da tante ombre – come la deportazione dei ricoverati psichiatrici all’ex Paolucci e alle ‘Villette’ presenti nell’area di Villa Pini – che tutta la vicenda sia stata messa in piedi per fargli pagare l’aver dato origine alla cosiddetta Sanitopoli teatina.

I tempi per una rilettura a livello civile c’è e deve essere portata avanti. Si dovrà verificare intanto se quelle somme negate dovevano invece essere date a Villa Pini e poi procedere a valutare se tutto il percorso che ha riguardato la vicenda fallimentare si sia svolto nel rispetto di norme e soprattutto diritti delle persone coinvolte.

di Antonio Del Furbo

antonio.delfurbo@zonedombratv.it

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