Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nutre “Grave sconcerto e riprovazione per quanto accaduto”, per la vicenda del Palamara-gate. Urge, dunque, una riforma del Csm e del suo regolamento interno, ma no allo scioglimento, perché sarebbe un atto discrezionale.
Il Csm non può essere sciolto
Scrive il Capo dello Stato in una nota: “Il Csm, a norma della Costituzione, conclude il suo mandato dopo quattro anni dalla sua elezione e può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di una oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza, in particolare, ove venga meno il numero legale dei suoi componenti. Qualora ciò avvenisse il Presidente della Repubblica sarebbe obbligato dai suoi doveri costituzionali a convocare, entro un mese, nuove elezioni dell’intero organo, ovviamente secondo le regole vigenti per la sua formazione.
L’attuale Csm, rinnovatosi in parte nella sua composizione, non si trova in questa condizione ed è impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale. Se i partiti politici e i gruppi parlamentari sono favorevoli a un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi, è necessario che predispongano e approvino in Parlamento una legge che lo preveda: questo compito non è affidato dalla Costituzione al Presidente della Repubblica ma al Governo e al Parlamento”.
Mattarella chiarisce “che il presidente della Repubblica si muove – e deve muoversi – nell’ambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il consiglio superiore della magistratura in base a una propria valutazione discrezionale”.
La nuova normativa
Da più parti si era richiesto anche un messaggio alle Camere. Mattarella si chiama fuori: “Governo e Gruppi parlamentari hanno annunziato iniziative in tal senso e il Presidente della Repubblica auspica che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa. Risulterebbe, peraltro, improprio un messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti. Al Presidente della Repubblica competerà valutare la conformità a Costituzione di quanto deliberato al termine dell’iter legislativo, nell’ambito e nei limiti previsti per la promulgazione.
Per quanto attiene alla richiesta che il Presidente della Repubblica si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici va ricordato che, per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate, sull’intera vicenda sono in corso un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del Presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare: la giustizia deve fare il suo corso attraverso gli organi e secondo le regole indicate dalla Costituzione e dalle leggi”.
Mattarella aveva sollecitato un anno fa la riforma del Csm
Mattarella ricorda che già un anno fa, quando esplose lo scandalo, aveva espresso “con fermezza, nella sede propria”, il Csm, “il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso”. Era il giugno del 2019. Il caso Palamara rivelava già allora “in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”. Davanti al Consiglio il Capo dello Stato, in quanto presidente del Csm, aveva – ricorda Mattarella – “sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale che si è manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del Csm”.
Un anno è passato invano e soltanto adesso, sull’onda mediatica della diffusione delle chat dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, il Parlamento sta pensando di introdurre un ballottaggio, con doppio turno, per l’elezione dei suoi componenti. Serve una riforma che contribuisca a restituire all’Ordine giudiziario “il prestigio e la credibilità incrinati”.