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Se qualcuno domandasse: “Com’è Mauro Febbo?”, al suo sterminato numero di elettori, si sentirebbe rispondere in maniera pressoché unanime: “Mauro Febbo è una brava persona”; un uomo che si sveglia presto, legge subito la rassegna stampa, che durante il giorno segue il suo studio da commercialista e lavora negli impegni istituzionali (poiché il mandato che gli hanno dato i cittadini non va sacrificato per la campagna elettorale) e la sera, quando qualsiasi comune mortale crollerebbe distrutto, salta in macchina e, per rendicontare ai cittadini il suo lavoro di 5 anni, raggiunge capillarmente uno per uno tutti i comuni del suo territorio, qualcuno vicino a Chieti e qualche altro lontano, inerpicato alla fine di spirali e torna2nti di montagna.

Tuttavia c’è da dire che chiedere agli elettori “Com’è Mauro Febbo? è cosa fin troppo facile, si va sul sicuro.

Convinto che per avere una risposta più obiettiva dovessi cercare altrove, ho interpellato uno dei suoi collaboratori; è risaputo, i dipendenti hanno la confidenza sufficiente per parlare fuori dai denti e di rado sono euforici del proprio datore di lavoro.

Appena ho rivolto la domanda ad un collaboratore, questo mi ha raccontato un aneddoto: “Era estate, moltissimi anni fa e faceva caldissimo. Io e l’assessore camminavamo sul lungomare, non ricordo in quale cittadina e verso quale incontro politico. A un tratto ho visto davanti a noi una signorina che mostrava le proprie aderenze posteriori molto succinte, perfette e soprattutto trasparenti. Non l’avevo mai fatto prima ma a quel punto non ho resistito e gli ho detto: ‘Assessò… ha visto che roba’. Ma in quel preciso istante mi è arrivato un pugno, bonario ma sufficiente a demolirmi il braccio e Mauro mi ha detto: ‘Che’ ti’ guird… le femmn’ t’impazzisc’ la coccia’.

Il collaboratore, terminato di raccontare l’episodio, ha confermato anche lui la tesi degli elettori: “Mauro Febbo è proprio una brava persona”.

Sconfitto su tutti i fronti, ho ritenuto che l’unico modo per avere un parere negativo sarebbe stato quello di esagerare, di chiedere a colui che si trova dalla parte politica diametralmente opposta a quella di Mauro Febbo: il compagno Maurizio Acerbo.

Le prime volte che sono venuto in Abruzzo ero molto ignorante sui ruoli e la mia testa, erroneamente, aveva immaginato che Maurizio Acerbo fosse il direttore del quotidiano online “Primadanoi”. Tutto questo finchè qualcuno mi ha detto: “Ma sei matto!… Acerbo è un politico importantissimo”.

Innanzi tutto voglio dire che Maurizio Acerbo è una persona molto cordiale e, per quel poco che l’ho conosciuta, seria e (scusate il gioco di parole) matura. Credo che chi vuole dare un “voto di sinistra” non deve votare d’Alfonso, poiché la sinistra non c’entra niente con D’Alfonso, ma la lista “Un’altra regione con Acerbo”.

Di Acerbo mi piace mettere in evidenza due aspetti simpatici: il primo è quello per cui Acerbo non è un appassionato di quadri ma, in maniera molto singolare, è un appassionato di chiodi. Non lo può dire in giro, perché ha paura che qualcuno dei suoi amici, giusto il 4%, gli tolga l’amicizia su Facebook, tuttavia dovete sapere che il suo più grande desiderio è che i chiodi dei suoi quadri reggano e rimangano appesi sulle pareti.

Ebbene siamo arrivati alla fatidica domanda: “Che ne pensi di Mauro Febbo?”.

Acerbo è rimasto per una manciata di secondi in silenzio, ha sorseggiato la birra e ha detto: “Mauro Febbo… nonostante io sia… e lui sia… beh… di Mauro Febbo…” si è sincerato che non ci fosse nessuno ad ascoltarlo e con un filo di sfinita rassegnazione ha sentenziato: “Di Mauro Febbo io non posso dire proprio niente, è un lavoratore instancabile, sempre presente, serio, onesto… Mauro Febbo è una brava persona”.

Cari lettori, non c’è più nessuno a cui chiedere; più a sinistra di Acerbo c’è poca cosa e, considerando che la terra è rotonda, se ci spingessimo ancora più a sinistra rischieremmo di trovarci a destra e finiremmo per rivolgere la domanda a Mauro Febbo stesso.

Alla luce di ciò non posso che dire: “Non c’è ombra di dubbio… Mauro Febbo è una brava persona”.

Marco Minnucci

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