Stati Uniti e Gran Bretagna, insieme a molti alleati, sospettano che la “riduzione di attività” annunciata da Mosca nel settore di Kiev e Chernihiv nasconda un inganno.
Il piano dei russi. Si tratterebbe, secondo loro, di una mossa per guadagnare tempo, leccarsi le ferite, dare il cambio a reparti esausti e sfiancati da perdite. Non è quindi una concessione di Putin ma una mossa accompagnata da rotazioni di unità, come confermerebbe l’arrivo di 2 mila soldati russi dalla Georgia e di un migliaio di mercenari della Wagner, oltre a qualche centinaio di siriani.
A conferma dei sospetti sulle intenzioni di Mosca sono citati numerosi sviluppi, a cominciare dai bombardamenti incessanti su Kharkiv, Chernihiv e sulla stessa capitale. L’amministrazione militare regionale riferisce che, nella notte in cui l’attività è stata “ridotta”, sull’area di Kiev sono piovuti almeno 30 missili che hanno colpito infrastrutture e aree residenziali. A Chernihiv, il sindaco afferma che la città resta sotto un “colossale” attacco. “Questa è un’altra conferma del fatto che la Russia mente sempre”, ha detto alla Cnn il primo cittadino Vladyslav Atroshenko. “Dicono che riducono l’intensità, ma in realtà hanno aumentato quella degli attacchi”. Sono colpi di sbarramento e copertura per le manovre di riorganizzazione.
Gli scenari possibili secondo i collaboratori di Zelensky
1) Un movimento di truppe di Mosca verso il settore orientale, dove la resistenza ha messo a segno successi significativi (a Sumy).
2) Una spinta nel settore meridionale, dove Mariupol continua a tenere nonostante il martirio quotidiano
3) Lo zar tiene nel dubbio il nemico, lo costringe comunque a stare in guardia a tutela della capitale e tenta la spallata altrove.
4) Qui potrebbe emergere l’opzione C o D – dipende dal calcolo – con il Cremlino che insegue un obiettivo evidente. L’Ucraina monca, senza uno sbocco al mare reale, privata di aree economiche strategiche, ridimensionata nel territorio e sempre esposta alle lunghe gittate.
In campo occidentale sta prendendo piede il partito dell’offensiva, perché — affermano — l’esercito di Zelensky non solo non perde, ma può persino vincere. Inglesi e americani, emerge da Londra, punterebbero a una sconfitta di Putin sul campo. Per ottenerla, però, a Kiev serve un arsenale adeguato. Tank, caccia, artiglierie varie, sistemi lanciamissili multipli, scudo anti-aereo, tutti necessari per avviare una vera controffensiva. È un dispositivo ben diverso dall’ibrido — un mix di regolari e guerriglia — che ha fermato l’Armata nel primo mese di campagna: la meta non sembra proprio dietro l’angolo.
I politici occidentali consultano l’intelligence
La medesima intelligence era convinta — e lo aveva comunicato al Congresso — che gli ucraini sarebbero stati sconfitti in poche settimane: ora sarebbe utile sapere quale sia il giudizio odierno sullo status dei resistenti. Il martellamento di news — anche da fonti aperte — ci consegna un quadro negativo per i russi: affamati, infreddoliti, privi di pezzi di ricambio, demotivati, disorganizzati, con decine di ufficiali uccisi, con i mezzi inceneriti.
Lo zar, insomma, deve rinunciare all’arco di trionfo nel cuore di Kiev.