Zone d’Ombra TV torna a raccontare il cuore del potere giudiziario teatino: dalla L&F Immobiliare ai vincoli di parentela tra toghe e cancellieri, passando per due interrogazioni parlamentari e una sentenza che conferma la libertà di critica giornalistica.
C’è un luogo in Abruzzo dove la giustizia, quella che dovrebbe garantire imparzialità, legalità e fiducia nello Stato, rischia di perdere la sua trasparenza: è il Tribunale di Chieti.
Nella nuova video inchiesta pubblicata su Zone d’Ombra TV, abbiamo raccolto documenti esclusivi, testimonianze, interrogazioni parlamentari e sentenze che gettano luce su una fitta rete di relazioni familiari, societarie e istituzionali che solleva più di una domanda: può un giudice esercitare liberamente il suo ruolo se è anche imprenditore? Se lavora fianco a fianco con il coniuge? Se assegna incarichi a parenti stretti?
Il punto di partenza è la figura del giudice Francesco Turco.
Attualmente in servizio presso il Tribunale civile di Chieti, Turco è anche socio al 50% della L&F Immobiliare S.r.l., società che ha acquistato immobili per centinaia di migliaia di euro, anche da soggetti con sede in Lussemburgo. Tra i soci figura anche la sorella del giudice Camillo Romandini, zio di Turco e noto per la controversa sentenza sulla discarica Montedison di Bussi.
Zone d’Ombra ha documentato la presenza di una serie di anomalie, a partire da un potenziale conflitto d’interessi tra l’attività giudiziaria e quella imprenditoriale del giudice. Dopo la pubblicazione della nostra prima inchiesta, Turco si è autosospeso da un procedimento civile. Ma non si è fermato lì.
Ha infatti sporto querela nei confronti di Antonio Del Furbo, autore dell’inchiesta, accusandolo di diffamazione. Il Tribunale ha respinto l’accusa e ha assolto il giornalista con formula piena: “perché il fatto non sussiste”. Il giudice ha riconosciuto che “il diritto di critica nei confronti di esponenti della magistratura corrisponde a un interesse pubblico e gode di limiti più ampi rispetto a quello esercitabile nei confronti dei normali cittadini”.
Il caso Turco però è solo la punta dell’iceberg.
L’inchiesta si allarga alla figura del giudice Camillo Romandini, al centro di un procedimento disciplinare per avere tentato di influenzare una giuria popolare, e beneficiario di 46.000 euro di fondi pubblici per la sua attività agricola. Anche in questo caso, il legale di Romandini ha inviato una nota a Zone d’Ombra, smentendo ogni illecito e parlando di campagna diffamatoria. Ma i documenti ufficiali restano.
Il caso del giudice Prozzo
E poi c’è il caso della giudice Ilaria Prozzo, titolare di quote societarie in imprese che operano nello stesso territorio delle parti in causa.
Il caso del giudice Valletta
La cui moglie è funzionaria in cancelleria presso lo stesso tribunale.
Il caso del giudice Campli
Il presidente del tribunale Guido Campli, che ha un fratello avvocato e delegato alle vendite immobiliari proprio nel medesimo ufficio giudiziario.
Il caso del giudice Cozzolino
E infine il giudice Marcello Cozzolino, in servizio nel penale e nel civile, insieme alla moglie Simonetta Aleo, P.M. onorario.
Tutti casi documentati, verificati e supportati da interrogazioni parlamentari.
La prima firmata dall’onorevole Carmela Grippa del M5S. La seconda, più recente, depositata oggi, 1° aprile 2025, dalla senatrice Gabriella Di Girolamo.
A tutto ciò si aggiunge la testimonianza di una donna, coinvolta in una procedura giudiziaria legata alla perdita della casa, che chiede solo una cosa: un giudice libero da vincoli.
Gli articoli 18 e 19 del regio decreto n. 12 del 1941 vietano chiaramente che coniugi, parenti e affini possano esercitare funzioni nello stesso ufficio giudiziario. Ma a Chieti sembra che questa norma sia ampiamente disattesa.
L’inchiesta, che potete vedere integralmente nel video in fondo a questo articolo, non è un attacco. È una richiesta di trasparenza, verità e responsabilità. In un sistema in cui i cittadini vengono giudicati ogni giorno, non si può accettare che chi giudica sia sopra ogni controllo.
Zone d’Ombra Tv continuerà a raccontare queste storie. Con documenti, con prove e con rispetto per chi ancora crede nella giustizia.
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