Le indagini hanno chiarito che il cannone era coperto solo da un lato con un materassino, mentre dall’altro lato era scoperto. Molto probabilmente Edoardo si è fatto il buco in testa sbattendo la testa proprio in quel punto. Intanto la giustizia fa il suo corso e i tre imputati per omicidio colposo vengono assolti. La famiglia di Edoardo però scopre che quel giudice che ha assolto i gestori della pista, nel tempo libero fa il maestro di sci proprio lì.
“Saliamo fino in cima e poi scendiamo per tornare a casa” racconta l’amico Alessandro alle Iene e che quel giorno era con Edoardo. “Parto io, scendo giù e mi fermo 4 o 5 metri dopo questo sparaneve” prosegue ancora Alessandro. Le immagini scattate dalla polizia dopo la tragedia, evidenziano che il palo del cannone sparaneve era al centro della confluenza della pista Settebello con un’altra pista rossa. Edoardo mentre effettua la discesa sulla conca perde il controllo degli sci e cade a terra di schiena scivolando fino all’impatto “con questo cannone sparaneve” precisa Alessandro. Edoardo sbatte la testa e comincia a sanguinare. “Ho visto la neve…si muoveva…tutto intorno – spiega Alessandro – . Mi sono avvicinato ed era un lago di sangue…ho provato a muoverlo un po’…a dargli delle pizze in faccia perché vedevo che stava fermo con gli occhi spenti, gli ho toccato dietro la testa però era completamente rotta, c’era proprio un buco dietro la testa”.
Parte il processo per omicidio colposo nei confronti dei titolari della pista, padre e figlio, e il responsabile della sicurezza. A occuparsi del caso è il giudice Stefano Venturini del Tribunale di Avezzano.
Per la famiglia di Edoardo comincia un’altra odissea per via di alcuni fatti strani che cominciano ad accadere.
“Era una ferita lacero-contusa nella regione occipitale. Una ferita che si adatta perfettamente con la ghiera che vi era alla base del cannone sparaneve” spiega Luigi Cipolloni, il medico legale della famiglia di Edoardo. “E noi abbiamo creduto che, a questo punto, si dovesse semplicemente ratificare la colpa di questi imputati” dice il papà di Edoardo alle Iene.
A questo punto il giudice Venturini nomina un altro medico legale per la perizia, il dottor Enrico Mei. Il medico, però, avrebbe una specializzazione in psichiatria che poco c’azzecca con il compito affidatogli di Anatomo patologo. Mei scrive che “le fratture delle vertebre cervicali e la frattura della base cranica” che hanno portato alla morte di Edoardo “sono da ricondurre a una caduta al suolo” precisando che Edoardo “arrivò privo di coscienza sul cannone sparaneve”. Dunque Mei ribalta la versione del medico della famiglia e dei testimoni aggiungendo che “non trova accettabile giustificazione traumatologica” “l’altra ipotesi, correlata cioè ad un impatto dalle conseguenze mortali, sull’asta del cannone sparaneve, successivo ad uno scivolamento sulla neve”.
Insomma, Edoardo sarebbe morto prima, sulla neve. E com’è possibile, dunque, che non vi sia traccia di sangue durante lo scivolamento ma solo a ridosso dell’asta del cannone?
Dopo sei anni di processo, arriva la sentenza: il giudice Venturini assolve gli imputati perché il fatto non sussiste.
Passa il tempo, la procura presenta ricorso e, intanto, dal grande archivio di Internet affiora che quel giudice, durante il tempo libero, insegna a sciare sulla stessa pista gestita da quegli imprenditori. Una notizia che fa rimanere basiti i genitori di Edoardo: il magistrato/maestro di sci non ha avuto nessun imbarazzo a pronunciarsi nei confronti degli imprenditori che gestiscono il circuito incriminato, prosciogliendoli. La foto del giudice, con tanto di nome e cognome, appare sul sito della scuola di sci che opera proprio su quelle piste.
“Ci sembra strano che un giudice che opera su quelle piste possa esprimere un giudizio sereno su un processo che in qualche modo lo vede coinvolto” spiega la madre di Edoardo. E, in effetti, l’Articolo 111 della Costituzione dice che “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.”
La famiglia Sigismondi ha scritto al Consiglio superiore della Magistratura presentando una denuncia. La sollecitazione risale all’estate scorsa. Un fascicolo è stato aperto, la prima sezione del Csm ha avviato gli approfondimenti, ma dieci mesi dopo manca ancora una risposta.
Nell’esposto è riassunta l’intera vicenda di Stefano Venturini, presidente di sezione al Tribunale di Avezzano e insegnante della scuola italiana sciistica “Tre Nevi di Ovindoli” nel tempo libero.
“Il giudice risulta in organico nello staff e sul sito si trova la foto dei “maestri di sci” compresa la sua. Come può essere che il giudice non fosse direttamente interessato affinché il buon nome, l’onorabilità e la sicurezza delle piste sciistiche di Ovindoli, non fossero coinvolte da un provvedimento di condanna degli imputati/proprietari/dirigenti di tale strutture?”.
Dubbio sollevato anche dal pm Guido Cocco nel ricorso contro la sentenza dalla quale emergerebbero incongruenze e addirittura “congetture”.
Venturini non avrebbe solo questo conflitto d’interessi ma bensì un altro, ovvero quello con il dottor Mei che è “un suo compagno di scuola”. Nel suo ricorso il pm esprime forti perplessità sulla decisione di Venturini che non avrebbe considerato “come la ricostruzione degli eventi che gli sembrava più verosimile contrasti con le stesse leggi della cinetica”. Sottolinea, dunque, come “assolvendo” il cannone sparaneve automaticamente trascura due testimonianze cruciali. La prima è di uno sciatore, Davide Palmieri, che “esclude esplicitamente che la neve potesse essere ghiacciata”. La seconda, è invece di Francesca Scopetta, un’amica di Edoardo Sigismondi che prestò i primi soccorsi e riferì come, dopo l’impatto con il cannone sparaneve, aveva “cominciato a uscire sangue dal naso e in grandissima quantità dall’orecchio sinistro, circostanza che dimostra inconfutabilmente che la morte è avvenuta solo dopo l’impatto con l’asta sparaneve” e non prima.
“Io i chiarimenti, qualora dovessero essere necessari, dovrei darli agli organi competenti” spiega Venturini raggiunto da Giulio Golia. “Non ho avuto nessun conflitto d’interessi” spiega ancora il giudice. “Non avevo rapporti con gli imputati”
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